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RECENSIONI / REVIEWS / REVUE

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Introduzione al cd "La memoria dell' acqua" di Andrea Carpi

Una voce italiana della chitarra acustica

La preziosa ricerca solistica di Enrico Negro sulla chitarra acustica con corde metalliche mira ad accomunare, in un linguaggio unitario, il fondamentale lavoro di rielaborazione di arie e danze della tradizione popolare dell’arco alpino con le musiche antiche del periodo tra Rinascimento e Barocco, alcune composizioni di autori italiani moderni e contemporanei e, infine, le proprie composizioni originali. In questo lavoro di costruzione di una ‘voce italiana’ del chitarrismo acustico, caratterizzata da elementi contrappuntistici e di transizione dal modale al tonale, Negro va così ad associarsi all’opera di chitarristi come Beppe Gambetta e Franco Morone, rispetto ai quali mette in rilievo il peso della sua più spiccata formazione classica. Da questo punto di vista il suo fingerstyle sembra richiamare in particolare l’insegnamento del grande maestro del British revival chitarristico, John Renbourn con il suo folk baroque. Sir John, che da poco ci ha tristemente lasciati, avrebbe accolto con grande apprezzamento l’attività di Enrico. E credo che La memoria dell’acqua meriti di essere dedicato alla sua memoria.
Andrea Carpi

 

Blogfoolk, ottobre 2015

BF Choice Disco del mese di ottobre 2015 su Blogfoolk

Fingerstyle, tra classicismo e tradizione popolare: ritorna la limpida voce chitarristica di Enrico Negro

...Nel panorama della chitarra fingerstyle italiana, Enrico Negro, con formazione classica e diploma in chitarra al Conservatorio di Alessandria, è da considerare un artista di punta per sensibilità e versatilità, per il suo percorrere geografie sonore che attraversano tempi e luoghi...

...Enrico Negro è un autore che non ha smarrito il calore melodico, la ricerca solistica sulla chitarra acustica con corde metalliche non involuta in estetismo formale lo ha portato a sviluppare un suono omogeneo pur attingendo a fonti e a ispirazioni composite...

Ciro De Rosa

La chitarra fingerstyle ha raggiunto ormai le più improbabili vette del tecnicismo sfrenato e ha forgiato una pletora di adepti e seguaci dei vari Andy McKee e John Gomm, con l’acquisizione di una visione diffusa che considera il chitarrista non particolarmente incline a tecniche come tapping, hammering etc, una sorta di nerd (in italiano: sfigato) dello strumento. In realtà, già prima dell’avvento di Michael Hedges, lui sì, musicista e strumentista straordinario e capostipite degli stili percussivi da cui l’approccio chitarristico moderno sembra non poter prescindere, la chitarra acustica fingerstyle ha avuto dei musicisti impressionanti, in America Leo Kottke, John Fahey e Jorma Kaukonen, in Inghilterra i vari Bert Jansch, John Renbourn e Michael Chapman, tutti in qualche maniera connessi con la grande tradizione della Musica Folk, superata e sublimata in quella che negli anni ‘80 veniva taggata come Contemporary Guitar Music. E la chitarra acustica ‘diteggiata’ continua ad avere interpreti straordinari e almeno uno lo abbiamo in Italia, il piemontese Enrico Negro. Il bel disco di Negro, “La Memoria dell'Acqua”, è decisamente figlio dello stesso tipo di approccio che ha generato capolavori come i dischi di Renbourn “The Hermit “ o “Black Balloon”: musica tradizionale arrangiata per chitarra, nuove composizioni e omaggi alla musica colta, da Monteverdi a De Falla, riportano alla memoria proprio il grande chitarrista inglese appena scomparso, guarda caso omaggiato nelle note di copertina, che fondeva musica elisabettiana, folklore e ragtime, spesso citandole in composizioni originali . L’approccio alla musica ricorda quello di un altro musicista fondamentale per la chitarra moderna, il bretone Soig Siberil, spericolato interprete di danze e arie tradizionali e compositore impressionante. Questo succede anche nel disco del bravissimo chitarrista alessandrino: il colto e il popolare si (con)fondono, e la sublime tecnica chitarristica (ma anche l’ispirazione compositiva) non fanno rimpiangere la mancanza di effetti speciali; il disco è inciso senza over-dubs e senza furberie di post-produzione; solo chitarra (uno splendido esemplare del liutaio Aldo Illotta) e microfoni. Sono proprio le composizioni originali a costituire la cifra più interessante del CD: le toccanti “Rubato” e “Vento di Marzo”, quest'ultima arricchita da registrazioni di paesaggio sonoro, unitamente all’iniziale title-track, sono forse i momenti più belli del disco, ma anche le interpretazioni personali di rigodoun, saltarelli, sestrine (la Sestrina già utilizzata da Tesi e Vaillant nel loro bellissimo “Veranda”) e persino di un ragtime che profuma di Piemonte per tutta la sua durata, aggiungono il sapore tradizionale che è un aspetto fondamentale dell’ispirazione di Enrico che, ricordiamolo, è chitarrista di estrazione classica ma ha una carriera in formazioni importanti come Dona Bela, Tendachent e Edaq, band il cui esordio “Dalla Parte del Cervo” è stato uno dei più bei dischi italiani del 2013. Il CD si chiude con un personalissimo e riuscito omaggio a Fabrizio De André, una versione travolgente di “'A Cumba”. Insomma, la cosa importante è che non si tratta solo di un disco... per chitarristi, ma un disco bello che riporta all’antico uno strumento, la chitarra acustica, la cui tecnica va sempre di più verso l’interpretazione (o l'imitazione) di repertori propri di altri generi (pop, fusion); e tutto questo senza limitarne la creatività, anzi... “La Memoria dell'Acqua” esce per la nuova etichetta Solitunes Records, che ha come proprio motto ”Solo dischi in solo”, cioè l’intenzione di dare alle stampe solo dischi solistici, forma espressiva giustamente da rivalutare.

Gianluca Dessì

http://www.blogfoolk.com/2015/10/enrico-negro-la-memoria-dellacqua.html

Sound36.com

Enrico Negro fa sua la teoria della Memoria Dell’Acqua e la materializza in dodici straordinari pezzi

Cercare di carpire la magia del rapporto che lega indissolubilmente il musicista con il suo strumento. Catturare quest’arcana alchimia senza aggiungere effetti, senza sovraincisioni e senza che vi siano altri strumenti a turbarla. Renderla fruibile ad un pubblico disposto ad accogliere in sé l’idea di un viaggio introspettivo, che coinvolge in primis l’autore e subito dopo l’ascoltatore, sono alcune peculiarità che distinguono la neonata Solitunes Records dalle altre etichette discografiche.
L’artista è libero di spaziare fra i vari generi musicali, scegliere le tecniche che più preferisce per esprimere il suo estro e la sua creatività, usare tutta la sua sensibilità per raccontare e raccontarsi.
Una novità molto interessante nel panorama musicale che noi di SOund36 abbiamo il piacere di presentarvi. Dei tre titoli dell’etichetta torinese, tutti molto belli e già disponibili, abbiamo scelto di raccontarvi il secondo, che è a firma di Enrico Negro e ha come titolo La Memoria Dell’acqua.
Il titolo è di per sé una dichiarazione d’intenti. Fa riferimento ad una teoria secondo la quale l’acqua avrebbe memoria dei luoghi e dei posti con cui viene a contatto. Una teoria non dimostrata, ma molto affascinante, che per traslazione può applicarsi all’esistenza stessa dell’uomo.
Enrico Negro la fa sua e la materializza in dodici straordinari pezzi. Il chitarrista piemontese, che lega la sua figura allo studio, alla divulgazione e all’interpretazione della musica tradizionale piemontese, occitana e mediterranea, accompagna l’ascoltatore lungo un sentiero musicale fuori dallo spazio / tempo. Passato e presente, tradizione e innovazione, memoria e Arte confluiscono, infatti, in un’esperienza intima e coinvolgente. Pezzi originali si alternano a tributi alla musica colta di Monteverdi e De Falla e a quella popolare. Il fingerstyle, la creatività e, soprattutto, la sensibilità dell’artista ridanno nuova linfa a pezzi le cui radici si perdono nelle nebbie del tempo.
La memoria, la circolarità del ricordo sono dunque… compiute!
Concludo evidenziando la ricercata linea del packaging che impreziosisce ancor di più un album che, ne siamo certi, sarà molto apprezzato dai puristi.

Fortunato Mannino

http://www.sound36.com/enrico-negro-la-memoria-dellacqua/

 

Il Giornale della musica

Soli e ben accompagnati

I primi tre dischi di Solitunes, etichetta torinese che produce "solo dischi in solo"

L'idea non è forse nuova, ma la realizzazione e gli esiti meritano più che un cenno. L'etichetta si chiama Solitunes, nasce a Torino da un'idea dei contrabbassisti Federico Marchesano e Stefano Risso, molto attivi sia come accompagnatori che come improvvisatori, con il contributo di Francesco Busso (noto nei giri del folk piemontese e oltre, e anche grafico).
L'etichetta - spiegano i creatori - ha origine da una visione "un musicista su un'isola deserta con un microfono pronto per registrare davanti a sé", e si propone di documentare "quasi come se si trattasse di una indagine scientifica, il percorso interiore che un musicista compie durante la registrazione di un disco in solo".

Tre dischi inaugurano la serie. Tre cd stampati benissimo, con una veste grafica che riesce a rendere apprezzabile persino l'odiato jewel box (è tutto detto), con booklet ritagliati, o stampe direttamente sulla plastica. Sono un disco di chitarra sola e due dischi di solo contrabbasso.

Il primo porta la firma di Enrico Negro, chitarrista attivo soprattutto sulla scena del "nuovo" folk piemontese (Tendachënt, TradAlp, e il progetto "folktronico" Edaq, insieme fra gli altri ai citati Stefano Risso e Francesco Busso). La memoria dell'acqua contiene materiali eterogenei: un omaggio De Falla, rigodon e saltarelli, monferrine della tradizione piemontese e brani dal repertorio delle quattro province, una trascrizione di Monteverdi e una versione di "A cumba" di De Andrè - Fossati. Eterogeneità, ma grande senso di continuità, come di un discorso ininterrotto tenuto insieme da tocco e suono. La "costruzione di una voce italiana del chitarrismo acustico", dice bene Andrea Carpi nelle note di copertina. Quasi una "voce piemontese" - o "nordovestina" - che guarda alla tradizione americana e soprattutto britannica (il solco tracciato da Bert Jansch e John Renbourne è sempre fertile) e che ha nella produzione recente italiana esiti analoghi (altrettanto originali) nel lavoro dei sardi Elva Lutza.

Jacopo Tomatis

http://www.giornaledellamusica.it/approfondimenti/?id=117860

 

Radiocoop

ENRICO NEGRO – La memoria dell’acqua

Dal canavese un maestro del fingestyle italiano, una lunga attività artistica alle spalle tra il Trio Vivaldi ai Charta de Mar ad una serie di ensembles di folk tradizionale dell’area alpina occidentale. “La memoria dell’acqua” è il secondo lavoro solista che si avvale di un’impronta che pesca nel gusto classico tra melodie rinascimentali e visioni contemporanee. Ascolto molto gradevole, perizia tecnica di prima qualità.

Antonio Bacciocchi

http://www.radiocoop.it/?p=3470

 

Rockerilla, Dicembre 2015

ENRICO NEGRO – La memoria dell’acqua- Solitunes

Con un repertorio che prende spunto dalla musica classica (De Falla, Monteverdi) come dal folk piemontese o dalla canzone d'autore (Fossati/De Andrè), il centro dell'universo artistico di Enrico Negro è la chitarra acustica in tutte le sue potenzialità espressive, con particolare propensione per il fingerpicking di alta scuola.

Dedicato al ricordo di John Renbourn, insuperabile maestro del genere per sensibilità poetica prima ancora che per magistero tecnico, La memoria dell'acqua convoglia idee e suggestioni di diversa provenienza in un eloquio strumentale del tutto personale e coerente. Da ascoltare con rigorosa concentrazione, chiudendo fuori i rumori del mondo, per assaporarne lo SFACCETTATO INCANTO.

Enrico Ramunni

 

Chitarra acustica, dicembre 2015

ENRICO NEGRO – La memoria dell’acqua- Solitunes Records

Si fa sempre più strada, ed è un bene, una ‘via classica’ al fingerstyle, un’ampia e variegata terra di mezzo tra il nylon e l’acciaio che accosta al rigore e all’espressività del primo la libertà stilistica e improvvisativa del secondo. ‘Pronubo’ di queste nozze, secondo quanto dice anche Andrea Carpi nella introduzione a questo CD, è senz’altro il compianto Sir John Renbourn, dei cui ultimi esiti a cavallo tra i due generi ho già detto, e più volte, gran bene su queste stesse pagine. Ora, a conferma di queste nuove frontiere, arriva il pregevole secondo lavoro solista del chitarrista e compositore Enrico Negro (info dettagliate su www.enriconegro.it), di solida base classica ma in continuo dialogo con esperienze profondamente radicate nei progetti musicali più disparati, dalla folktronica (Edaq Ensemble) al folk rock progressivo norditaliano (Ciapa Rusa, Tendachënt), all’esplorazione del repertorio originale per tre chitarre tra ’800 e ’900, con incursioni nel barocco e nel contemporaneo (Vivaldi Guitar Trio), al suono world delle Alpi (TradAlp), e ci fermiamo qui. Queste esperienze di cui si è letteralmente ‘impregnato’ (e questo ci fa intuire il senso del titolo La memoria dell’acqua) riemergono a distanza di dieci anni dal suo CD d’esordio Rosso rubino, e vanno a comporre uno sfavillante affresco, sempre affascinante anche se non sempre di facile ascolto, formato da composizioni originali, arrangiamenti ed elaborazioni di brani della tradizione popolare dell’arco alpino (con tanti saluti alla imperante pizzica, troppo spesso ultimamente considerata quale unico sinonimo di musica popolare del nostro Paese), incursioni nella polifonia monteverdiana, nell’opera di interessanti e poco conosciuti compositori piemontesi tra XIX e XX secolo e nella canzone d’autore italiana.

Negro compositore (“La memoria dell’acqua”, “Rubato/Methi”, “Il lungo inverno”, “Se il mare”, “Levantina 1-2”, “Vento di marzo”) si muove su registri prevalentemente duali, alternando atmosfere meditative a ritmici movimenti di danza spesso insidiosi, toni narrativi e accenti di intensa cantabilità. Negro elaboratore e arrangiatore della musica di tradizione popolare e d’autore (“Ma Maire/La Perugia”, “La fanciulla rapita/Monferrina di Cassine”, “Sestrina”, “Â cúmba”) non esita ad accentuare certi aspetti poliritmici e asimmetrici delle danze più veloci, prendendo sempre le distanze dal folklorico in favore dell’autentica adesione al vissuto profondo della melodia, con effetti di sorprendente filigrana tra originale e arrangiamento nella bella versione di “Â cúmba” di De André-Fossati.
Discorso a parte per la meritoria riproposta di due movimenti dell’ “Omaggio a Manuel de Falla” del compositore piemontese Carlo Mosso (stralunata atmosfera modale con profondo andamento accordale) e di un incredibile rag piemontese del compositore-mandolinista alessandrino Ermenegildo Carosio (in arte Oisorac e in Germania… Oisorak! …stupendo!), ricco di umorismo, senso ritmico e percussivo.
 Discorso ancora più a parte e un po’ più critico per l’arrangiamento di “Chi vol che m’innamori” di Claudio Monteverdi, composizione tratta da quel monumento che è la Selva morale e spirituale, vetta del genio cremonese. Un approccio chitarristico prezioso e ricco di sfumature ritmiche, languide, evocative di chiaroscuri e ‘affetti’, ma una scelta che lascia un po’ perplessi, perché togliere a Monteverdi l’aspetto della modellatura plastica della musica sui versi e sul significato delle parole è togliere molto. Ciononostante l’esito musicale è di alta qualità.
Non possiamo chiudere senza citare i due strumenti che hanno dato rarefatto timbro e corpo all’ispirazione e all’opera di Negro: una chitarra acustica modello Diavoletto Grand Auditorium di Aldo Illotta e una chitarra classica modello Torres di Mario Grimaldi.

Da ascoltare e riascoltare.
Carlo De Nonno

http://fingerpicking.net/enrico-negro-la-memoria-dell-acqua/

 

L' isola della musica italiana

ENRICO NEGRO - La memoria dell’acqua

Suoni tradizionali a cavallo fra Piemonte e Francia, seguendo la scia di consonanze musicali ormai secolari; altri che invece puntano verso il confine con Liguria, Lombardia ed Emilia Romagna, e dunque figli di un rapporto geograficamente più diretto ed immediato, ma ricco di sfumature differenti e, se vogliamo, di “conflitti” antichi. Le chitarre di Enrico Negro percorrono antichi sentieri, attraversano pianure, altopiani, colline e dirupi scoscesi, intravedono il mare ma alle spalle hanno solide catene montuose, raccolgono suggestioni da queste lande una volta distanti e, quasi fossero carte, le dispongono sul tavolo per giocare la propria partita.

Il chitarrista piemontese con questo La memoria dell’acqua mette il proprio tassello all’interno della neonata etichetta Solitunes, trasportando l’ascoltatore indietro nel tempo, verso una tradizione che, di volta in volta, viene recuperata, riproposta o riletta sempre, comunque, con il massimo rispetto e la massima attenzione a non snaturarne l’essenza. Ed anche nei brani di propria composizione riemergono ricordi, suggestioni, a volte malinconie che guardano al passato come ad un grande serbatoio di sensazioni e sentimenti.

Le due chitarre utilizzate, un’acustica ed una classica, suonano differentemente e sottolineano attraverso i loro timbri le caratteristiche dei brani in cui vengono utilizzate: una dal timbro più metallico, per sottolineare i momenti più vivaci, che invitano alla danza, a quella sorta di rito popolare che erano le gighe e le gavotte; l’altra dal tono più sommesso, più morbido, più ricco di tonalità medio basse che inducono alla riflessione, al pensare, allo stare con se stessi quasi estraniandosi dal mondo esterno. Una carriera importante e ricca, diversi album all’attivo, un continuo muoversi fra la formazione di tipo classico e la tradizione folk che, in Piemonte, ha una storia che affonda le radici in un passato antico; oltre a questo, però, anche una intensa attività didattica nel cui ambito non è affatto secondaria la divulgazione degli strumenti popolari all’interno delle scuole.

Trasmettere la conoscenza di queste radici musicali a ragazzi ancora acerbi diventa un obiettivo fondamentale per consentire loro di iniziare un percorso di apprendimento che si spera potrà essere la base di un futuro interesse, di una passione per la musica, una sorta di “tronco” sul quale costruirla: quali saranno le fronde, poi, ovvero i percorsi, questo è lasciato ad ognuno. L’importante è che musicisti come Enrico Negro siano capaci di raccogliere ed interpretare un patrimonio musicale vasto e radicato, ma nel contempo si impegnino a comunicarlo ai loro allievi. Questa è la tradizione, ma nel senso originario del termine “traditio”, ovvero di “trasferimento del possesso”: perché la musica, questa materia così “liquida” e ricca di originalità, va prima posseduta, assorbita, e solo dopo può essere comunicata.

Andrea Romeo

http://www.lisolachenoncera.it/rivista/recensioni/la-memoria-dellacqua/

 

Il Diapason

ENRICO NEGRO “La memoria dell’acqua” – Solitunes Records, 2015

Al di là del pedigree e della bravura tecnica di Enrico Negro, finissimo chitarrista piemontese, ciò che invoglia l’ascolto di questo suo secondo lavoro solista – leggendo la track list – è l’eterogeneità del repertorio che propone. Musica tradizionale, ragtime, musica “classica”, canzone d’autore, brani originali. Difficile mantenere un’omogeneità esecutiva, ma Enrico Negro ha affrontato questi repertori con grandi discrezione, rispetto ed autorevolezza riuscendo nell’intento, uno spirito questo che in molti brani ricorda i migliori momenti solisti di John Renbourn, peraltro un dichiarato punto di riferimento di questo bravo strumentista – autore alessandrino. Personalmente preferisco sempre i brani originali dagli altri perché danno a mio avviso l’opportunità di apprezzare meglio la cifra stilistica dell’autore: quindi il brano d’apertura che dà il titolo al disco e la suite “Rubato / Mehri” ma vi invito all’ascolto dello spumeggiante ragtime “Detective Rag” composto da Oisorac al secolo Ermenegildo Carosio e alla suite “Sestrina / Levantine” (la prima uno splendido arrangiamento di una danza tradizionale, seguita da due danze composte da Negro). Ma è difficile scegliere i brani da segnalare, perché solamente concentrandosi sull’intero lavoro si comprende quanto sia stato meditato, sedimentato e quanto sia ben suonato questo “Memoria dell’acqua”.

Infine un plauso alla Solitunes che con molta attenzione e coraggio produce e promuove in modo molto accurato (mi riferisco anche alla grafica della copertina) artisti come Enrico Negro ed altri che si muovono in territori d’avanguardia (della quale abbiamo un gran bisogno sempre). Non vorrei eccedere in trionfalismi, ma trovo questa musica una boccata di ossigeno, elemento del quale spesso abbiamo bisogno……

Alessandro Nobis su"Il Diapason"

https://ildiapasonblog.wordpress.com/2016/01/12/enrico-negro-la-memoria-dellacqua/

 

Mentelocale.it

Le liquidità chitarristiche di Enrico Negro

Mi ha sempre intrigato questa faccenda. La memoria dell'acqua. Quanti film ti fai in testa all'idea che uno degli elementi chiave del Creato sia un po' come la nostra mente? Riceve e trasmette materia. In fondo, dati. Si lambisce una fantascienza dagli spigoli ontologici e dalle implicazioni esistenziali.
Ora scopro che un bravissimo chitarrista piemontese (Enrico Negro) abbia intitolato il suo ultimo lavoro proprio La memoria dell'acqua (Solitunes, 2015). Scorro la tracklist e capisco: il flusso si snoda tra brani di produzione propria, originali del tempo che fu e riproposizioni di seconda mano (che, così, diventano di terza come l'Omaggio a Manuel De Falla di Carlo Mosso). "Memorie" di suoni che scorrono (... nomina sunt flumina, altro che!), si abbandonano ma non ti abbandonano, anzi ti cullano nell'alveo di quella che potremmo chiamare con un nome semplice semplice: tradizione.
Negro imbraccia la sua chitarra acustica e ci fa girare per le valli piemontesi alla fedele ricognizione di pagine che, in principio, non vennero scritte per la sei corde (La Fanciulla Rapita / Monferrina Di Cassine, Sestrina / Levantina 1 e 2), pertanto il nostro deve arrangiare e arrangiarsi, rispettando la molecola primordiale e cucendole addosso una veste adeguata al presente. Non moderno, ma contemporaneo, senza forzature e con tanto bel rigore filologico. E tradizione è pure quella di tal Ermenegildo Carosio detto Oisorac, colui che nei primi del Novecento diffuse il ragtime in Italia. Enrico Negro non si lascia sfuggire l'occasione di proporre una versione chitarristica del brillante Detective Rag (ma non è che gli autori di The Perfect Nanny debbano qualcosa a Oisorac? Ah... The Perfect Nanny è la famosissima canzonicina di Mary Poppins, nota in italiano con il titolo Un poco di zucchero).
Si può sconfinare nella vicinissima Francia (Ma maire), così come varcare gli steccati temporali verso il Rinascimento (La Perugia) delle corti e quello più tardo di Monteverdi, che trasformò Tasso in uno dei primi (inconsapevoli) songwriter (Chi Vol Che M’Innamori). Ma l'operazione mostra inaspettate sorprese come nella famosa A cumba di Fabrizio De André, in cui Negro riesce ad estrarre un'anima ritmica tutta popolare grazie anche a delicatezze timbriche di estrema raffinatezza.
Il livello resta piuttosto elevato passando pure alle composizioni originali: la title track si muove come un lento preludio di una musica "a soggetto metafisico"; l'acqua ricorda e ci ricorda che nulla nasce per caso, compresi i suoni che escono dallo strumento. Ars antiqua e melos popolare si incrociano come particelle elementari e alimentari di una sostanza che tutto regge (substantia). Il dittico Rubato/Methi è una girandola di cascatelle inarrestabili e inafferrabili; Il lungo inverno un saggio di perfezione fingerstyle su una base ostinata ideale per ballare sulle punte (delle dita); Se... il mare, invece, libera tensioni e un moto ondoso al sospetto di flamenco; belle anche le ripide rapide (una scalinata in negativo) di Vento di marzo, quasi una sintesi di influenze stilistiche e correnti temporali. Ed il "fortissimo" talvolta è un temporale che smuove le acque provocandone uno shock dinamico dai vigorosi ritorni mnemonici. E poi è sempre la nostra memoria a fare acqua, non quella della tradizione. Figuriamoci quella dell'acqua.
©Riccardo Storti

http://www.mentelocale.it/blog/il-rock-riccardo-storti/post-1058.htm

 

Roberto Menabò a proposito de La memoria dell'acqua

La Memoria dell'Acqua di Negro Enrico è proprio un bel lavoro. Era da un po' che non sentivo un disco per chitarra acustica con un suono così corposo ed espressivo e soprattutto con bel gusto melodico, che tanto manca ai chitarristi moderni. Enrico poi ci propone un repertorio tra l'antico e moderno fatto di brani originali e vecchie melodie popolari, con particolare riguardo a quelle piemontesi, che mi riportano alla mia adolescenza. Ben vengano questi suoni

 

Il Manifesto / Alias...23 gennaio 2016

Declinazioni in solitudine

Enrico Negro con la memoria dell'acqua viaggia con la sua sei corde acustica. Il suo stile affonda solide radici nel folk progressivo occitano e piemontese. Il viaggio è davvero piacevole, con tappe anche monteverdiane e un brano d a De André.

Guido Festinese

 

Trad Mag janvier 2016

ENRICO NEGRO LA MEMORIA DELL’ACQUA ..ACOUSTIC GUITAR

Enrico Negro est un artiste complet de la guitare. Entre classique, ambiance baroque et clins d’œil facétieux, son instrument foisonne de réminiscences tout azimut. Le sustain y est toujours présent et l’harmonique fuse de toutes parts. Les accordages open de ci de là engendrent des climats qui font vibrer l’instrument comme en écho. C’est très aérien, aux portes du classique mais aussi en arpèges, en picking, en pizzicato subtiles. Dimension rare pour un cd de guitare, les amateurs de 6 cordes et les autres trouveront de quoi puiser leur émotion musicale enfouie. Peut-être un peu difficile à apprécier quand on ne s'immerge pas complètement dans l’univers aérien et sensible de l’artiste. J'y perçois aussi de la musique de film ou d'atmosphère sur des paysages à découvrir pour exacerber les sens. Pas un cd pour danser mais réservé aux mélomanes curieux et exigeants. Un album très personnel, intimiste teinté de forte spiritualité, de rétrospection et d'interrogation. L'enregistrement est limpide, la guitare vibre à l’unisson de toutes ses cordes. Que nous dit la mémoire de l’eau ?

Alain Hermanstadt

 

ARLEQUINS febbraio 2016

Enrico Negro: La memoria dell' acqua

Dalle terre del Monferrato, ricche di tradizioni e delizie, ecco il secondo album solista di Enrico Negro, chitarrista classico che ha sviluppato nel corso dei suoi studi una sincera passione nei confronti del repertorio tradizionale piemontese ed occitano, attraverso varie collaborazioni con formazioni folk come La Ciapa Rusa, Compagnons roulants,Tendachënt, Dona Bela, Ensemble del Doppio Bordone… Enrico Negro ha mosso i suoi passi nel mondo della musica tenendo bene in mente le opere del suo ideale Maestro, il chitarrista dei Pentangle John Rebourn nel suo periodo solista in lavori come “The Hermit” oppure “The Black Baloon”, ma non escluderei neanche qualche riferimento al William Ackerman acustico nei passaggi più intimistici; “La Memoria Dell’Acqua” è così un disco suonato da Enrico Negro in completa solitudine con le sue chitarre realizzate da maestri liutai piemontesi, specialmente una acustica Diavoletto Grand Auditorium con corde metalliche ed una chitarra classica Torres in corde di nylon; l’album si divide tra brani composti da Negro ed una serie di riletture di brani tradizionali e varie danze, con un’originalee brillante versione acustica del Monteverdi di “Chi Vol Che M’Innamori” ed una chiusura dedicata a De Andrè con la sua “A Cumba”. Lo stile di Negro è piuttosto raffinato, il fingerpicking discreto e mai sopra le righe, scevro da esibizionismi, crea una calda atmosfera sognante e piacevolmente nebbiosa con suggestive sfumature mediterranee, non priva di momenti giocosi e vivaci ma sempre in un contesto di introspettiva riflessione, mentre stile etimbrica sono volutamente omogenei per dare il giusto senso di continuità e convivenza di paesaggi musicalie storici differenti,anche nei momenti in cui l’eccellente tecnica strumentale ci permette di apprezzare contrappunti chitarristici particolarmente intricati. Per quanto il disco sia relativamente lungo, quasi cinquantacinque minuti, e richieda una certa attenzione e preparazione all’ascolto, nel suo insieme non annoia: come ci suggerisce la bella confezione in cartoncino,“La Memoria Dell’Acqua” si ascolta bene in particolari ambienti e situazioni, magari durante una serena e tiepida giornata di primavera…

Giovanni Carta

http://www.arlequins.it/pagine/articoli/alfa/corpo.asp?ch=6056

 

FRASTUONI 10 marzo 2016

ENRICO NEGRO "La Memoria Dell'Acqua" (Solitunes, 2015)

In un mondo, quello occidentale, col quale ci troviamo a fare i conti tutti i giorni con ritmi di vita spesso frastornanti e cerebrali, prigionieri di password, bulimici di notizie e social network e con guerre e nuove miserie per nulla peregrine che bussano alle porte dell’Europa, un lavoro come La Memoria Dell’Acqua di Enrico Negro ci riporta in un altrove, inconscio e pieno di sconosciuto fascino. La terza pubblicazione del catalogo Solitunes Records, preziosa etichetta torinese che si propone di pubblicare “solo dischi in solo”, è dedicata al secondo album di questo straordinario e solitario chitarrista piemontese che giunge a dieci anni dal primo lavoro. Diplomato in chitarra nel ’91, Enrico Negro è diventato nel corso degli anni punto di riferimento nell’ambito della ricerca e dello studio di musica antica e moderna, di origine italica ed europea, occitana e dell’arco alpino, affiancando spesso la sua attività di concertista di respiro internazionale a quella col Vivaldi Guitar Trio. Se l’artwork “concettuale” della copertina (la capacità dell’acqua di mantenere un ricordo delle sostanze e degli eventi in cui entra in contatto) potrebbe richiamarci e riportarci all’estetica grafica del Jim O’Rourke di Tamper, il suo contenuto è molto più chiaro e limpido.

Nell’ora scarsa del CD di sola chitarra, Enrico Negro si confronta con un repertorio chitarristico, tra adattamenti da danze e tradizionali e composizioni proprie, con vari stili e toni, dal classico, al folk, all’etnico, una world music insomma nel senso più alto, antico e al tempo stesso moderno del termine. Un fiume in piena di note provenienti da una sorgente acustica, catartica e cristallina, dove il nostro Enrico col suo sapiente fingerstyle si avvicina e ci ricorda più il britannico John Renbourn, suo confessato maestro, che l’americano Fahey.

Così possiamo apprezzare e passare dalla purezza dell’iniziale La Memoria Dell’Acqua, di suo pugno e con tanto di intro renbourniani, al tradizionale anonimo, Ma Maire / La Perugia, un medley dove la prima è una danza tradizionale delle Alpi francesi del 1909 e la seconda un salterello rinascimentale. Dalla complessa e barocca Il Lungo Inverno al ragtime piemontese Detective Rag, senza trascurare l’Omaggio A Manuel De Falla”, “secondo” il compositore piemontese Carlo Mosso o quello al grande compositore C. Monteverdi Chi Vol Che M’Innamori, per concludere con addirittura A Cumba, si proprio quella di De Andrè/Fossati. Per concludere non trovo modo migliore che lasciarvi alle parole dello stesso Enrico Negro, contenute all’interno del libretto, “Siamo acqua che cade, acqua che scorre, fluisce, si infrange, conosce, incontra, sperimenta e … imparando crea …”.

Giuliano Manzo

http://www.frastuoni.it/?p=4291

RECENSIONI / REVIEWS / REVUE

Enrico Negro

Chitarre, settembre 2005

......Da questo calderone di esperienze, Enrico ha tratto ispirazione per Rosso rubino, un piccolo capolavoro. Ben suonato, ben arrangiato, ottimamente prodotto, è un'eccellente finestra sul mondo della musica tradizionale. Accostando tecniche modernissime a sonorità antiche, regala undici tracce indimenticabili, una più coinvolgente dell'altra. In cui si sentono echi di Siberil e Bensusan, verso i quali è lui stesso a rendere doveroso omaggio nelle note di copertina. Un disco da avere, per rendersi conto che, forse, anche noi italiani abbiamo una solida tradizione nella chitarra acustica. Dobbiamo solo imparare a riscoprirla.
Mario Giovannini

Chitarre n. 245 luglio 2006

Un altro tassello per il fingerstyle italiano (Intervista al mensile chitarre)
Rosso rubino, il primo lavoro di Enrico Negro come solista, pubblicato per Ethnosuoni, è un vero capolavoro: emerge tra le tracce del disco, che abbiamo recensito nello scorso numero di settembre, un lavoro di ricerca e recupero della tradizione mirato e attento, una sensibilità degli arrangiamenti colta e intelligente, con chiare influenze classiche, ma non per questo meno coinvolgente e accattivante. Si sente la lunga 'pratica' nell'approccio con la tradizione, e al tempo stesso la continua frequentazione delle sonorità vicine ai lavori di John Renbourn o Soig Siberil. Abbiamo incontrato Enrico alla fine di un grande concerto con la Ciapa Rusa, e ne è uscita una bella chiacchierata.
Mario Giovannini

Folk Bulletin Luglio/Agosto 2005

Da tempo ormai attendevamo l'uscita di questo disco, debutto solista di quello che riteniamo uno dei migliori chitarristi italiani che abbiano frequentato l'ambiente del folk e i suoi paraggi, impegnato da molti anni in diverse produzioni e svariate formazioni.
"Rosso Rubino" è un disco composito in cui la chitarra emerge senz'altro come strumento principe, democratico e non assolutista: ama infatti suonare insieme alle voci (Paola Lombardo, Troubaritz d'Oc e quella del titolare del disco) e agli strumenti (ghironda, trombone, violino, percussioni ...) o ad altre chitarre……
……alle melodie di propria composizione, dove maggiormente emerge una vena romantica e intimista che non entra mai in contraddizione con il tono disteso, colloquiale ed estremamente godibile del disco.
Un debutto molto più che convincente, una promessa mantenuta, un "Rosso rubino" che non è più soltanto colore del buon vino ma anche della buona musica.
Se a questa registrazione venisse in qualche modo abbinato uno spettacolo, potrebbe essere un evento per le prossime stagioni.
Da non perdere.
Roberto G. Sacchi

CD Roots

A sound classical training and long-standing activity in folk music are the basic elements of this refined Piedmontese guitar player. Compagnons Roulants, Tendachënt, Dòna Bèla are just some of the musical projects where the sound of his guitar is evident. For his solo debut, Negro gathered round him several friends including Maurizio Martinotti and Paola Lombardo, to bring his vision into reality. This artist will remind some listeners of John Renbourn's "Sir John Alot..." period recordings, with its elegant, neo-Renaissance air and superb virtuosity on the guitar. If there is to be an Italian equivalent, Negro is certainly the likely candidate.
CD Roots


Rootsworld

Piedmontese guitarist Negro gives us a seamless blending of classical and folk musics in this lively release. His technique is flawless, with the busy, finger-y lilt of John Renbourn and Leo Kottke.
He wears his influences on his sleeve, giving props to Renbourn, Pierre Bensusan, and Soig Siberil in the liner notes.
The CD is an amiable mix of traditional dances, ballads, and original compositions. 
High points on the release are two more experimental originals. The first, "Rat Müscia (Musk Rat)" is inspired by a Piedmontese dance called the monferrina. Though he keeps the rhythm dancy, he throws in some decidedly non-traditional harmonic progressions and scale patterns. The second, "Autunno Pedemontano" has lyrical, cascading phrases over a low ostinato and percussive effects. Though a musician of virtuosic skill, Negro never overpowers the listener. 
Rosso Rubino is a sweet, accessible disc.
Peggy Latkovich

Caramella gennaio/giugno 2006

Para que nos situemos mejor, Enrico Negro, es un de los guitarristas más completos y bien preparados de la escena folk europea.
Los aficionados a la cuerda nos quedamos siempre con ganas de escuchar algo más de aquellos arpegios cristalinos de la guitarra Lowden de Negro. Quizá eso haya animado la editora Ethnosuoni y el guitarrista mismo a completar esta producción donde la guitarra es la protagonista. Ahora son los otros quien acompañan el Enrico.
……Escuchad si no «Cuoricino», una verdadera perla de más de cinco minutos compuesta por Negro, donde no hay más que él y su Lowden.
……Tengo entendido que tanto la discográfica como el autor se han propuesto lograr un acabado impecable, y nosotros debemos agradecer que aún haya artistas con esta generosidad de ofrecer su mejor trabajo posible y compartirlo generosamente con sus colaboradores.
Quizá es la manera que se hacen las obras maestras.
Toni Torregrossa

Axemagazine aprile 2006

……”Il disco è davvero ben suonato,molte delle tracce sono registrate in presa diretta, e ciò è possibile solo grazie all’abilità esecutiva del chitarrista, che si destreggia con la classica e con l’acustica (ne è una prova il brano Il mondo dalla finestra-Napel), evocando spesso il romanticismo delle galleggianti e ariose composizioni bensusaniane. Forse può risultare un disco a tinta unita, ma resta un opera decisamente meritevole.
Luca Ferrara